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I valori etici negati nella societĂ  contemporanea: intervento di Marco Boglione
Regione Piemonte 17/10/2011 pagina 37 


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Marco Boglione (Presidente BasicNet SpA )
Io direi piuttosto il contrario: imprenditore "non etico" non é possibile, senza contare che tanti chiamano "imprenditore" gente che non lo é affatto. Ho scritto questo Iibro, "Piano piano che ho fretta. Imprenditore é bello", perché quando qualcuno mi chiede qual è la fortuna della mia vita, rispondo che sono state due: una è stata quella di incontrare una persona come Maurizio Vitale (l’imprenditore che a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta creò i marchi Robe di Kappa e Jesus Jeans, n.d.r.), che mi ha aperto un pezzo di mondo; l’altra è che, anche grazie a questa persona, oggi faccio il mestiere che sognavo di fare quando avevo 15 anni. Quando avevo 15 anni sognavo di fare l’imprenditore, ero un bravo ragazzo, un bravo bambino, e quindi avevo tutti i miei valori etici a posto. Io penso che ci sia un solo modo di fare l’imprenditore, quello vero, che non ha niente a che vedere con gli imprenditori di cui si parla sovente sui giornali molti sono semplicemente dei trafficoni, dei trafficanti che vengono pizzicati dal telegiornale a fare cose illegali, e quando non hanno un mestiere preciso li chiamano "imprenditori". Si è parlato tanto di finanza creativa, ma viene da sorridere a pensarci. Quelli non sono imprenditori né creativi: l’imprenditore è una persona che aggrega, che trasforma, e soprattutto che sogna moltissimo. E' stato citato prima Steve Jobs, che io — da imprenditore — non finirò mai di ringraziare, perché ha dimostrato con i fatti di poter fare l’azienda con la più grande capitalizzazione al mondo rimanendo se stesso, rimanendo lo stesso ragazzo che era, senza piegarsi alle consuetudini del "così fan tutti" della grande finanza e dell’industria. Steve Jobs si è tenuto su i suoi jeans e ha continuato a sognare, a rinnovare, a dimostrare che, così facendo, si riesce non solo a galleggiare e a "sbarcare il lunario", ma si riesce a vincere a tutti gli effetti. All'inizio ero un po' perplesso a parlare di etica. Non è la mia materia. Poi, però, ci ho ragionato sù e alla fine sono venuto, perché penso che chi fa il mio mestiere lo fa perché pensa che sia etico. Sono convinto che sia etico fare l’imprenditore in un sistema moderno, consolidato e globale, come quello attuale, che si basa su tre paradigmi: democrazia, mercato e capitale. Se noi riuscissimo a far funzionare questa equazione, l'etica sarebbe una conseguenza del buon funzionamento del sistema, che non è il semplice liberismo “arraffa-arraffa". Questo sistema (democrazia-mercato-capitale, ndr) non è naturale, ma è stato inventato dall'uomo pro domo sua; è un paradigma di gestione della cosa sociale che si basa su questi tre capisaldi, che sono appunto: l’impianto democratico; il mercato visto non come opportunità di liberismo, ma come strumento (poi quando uno ne inventa uno migliore, noi non siamo contrari a priori; anche se, finora, i risultati ci dicono che questo è ancora il sistema migliore); infine il capitale, che deve essere considerato etico, e non - come spesso ancora si sente dire - lo "sterco del diavolo". Il capitale è altamente etico, ecco perché io credo di fare un mestiere molto etico, e quindi di poter parlare oggi di etica. Il nostro mestiere, l’imprenditore, è utile proprio per capire che l'etica non è una causa ma una conseguenza: essere etici deve convenire, se vogliamo veramente che l'etica ritorni centrale, e io credo che non ci sia altra opzione. Una società senza etica e come un computer senza software, un bel computer che spara numeri a casaccio. Quindi sicuramente l'etica ci vuole. Ma, anche in merito a quello che è successo a livello di globalizzazione, sarebbe pretenzioso e presuntuoso cercare di convincere tutti alla stessa etica. Qualcuno ha il suo Sant'Agostino, altri hanno il proprio Buddha. Perciò è impossibile, in un regime di globalizzazione, convincere tutti a essere buoni — e quindi etici — perché nella migliore delle ipotesi se ne convincerebbe soltanto una parte. Invece bisogna convincere tutti che essere etici conviene, che e poi cio che io, nel mio piccolo, ho sempre fatto. Io ho sempre pensato che pagare le tasse convenisse e che rispettare le Ieggi convenisse, e ciò per ragioni etiche molto elevate, quali ad esempio la libertà. Tranne in pochissimi momenti, nel mondo occidentale cosiddetto civilizzato le leggi sono sempre state fatte per aumentare il tasso di libertà, non per ristringerlo. Si parla sempre di etica, ma secondo me non c'è nessuna etica negata. Certo, non bisogna arrivare a pensare di avere solo diritti, altrimenti le cose non funzionano. Se per ragioni di etica uno pensa che si abbiano tutti i diritti, ecco che poi uno sente di avere anche il diritto di non rispettare la legge, ed è naturale — a questo punto — che vada tutto in crisi. Quindi bisogna fare un ragionamento, forse un po' provocatorio, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, ed è questo: se tu vai dal panettiere, lui ti da il pane non perché è buono, ma perché gli conviene. Questa cosa è vera e sacrosanta: il panettiere ti da il pane perché a lui convlene. Quindi, per un imprenditore, essere etico è l’unico modo per fare il proprio mestiere, altrimenti gli tocca fare qualcos’altro: “arraffare” in fretta e poi "telare"... Io credo che sia importantissimo per un imprenditore agire correttamente, e l'ho detto tante volte: io sento di essere etico non perché sono buono, ma perché sono furbo. Tutti gli atteggiamenti fortemente etici che adotto nei confronti del mercato - per esempio la lealta, la gratitudine, il mettere prima le persone che hanno più bisogno in azienda rispetto a quelle che ne hanno meno, i più deboli anziché i più forti, e così via - mi tornano a casa come pagamento della fatica che ho fatto, e quindi anche con il sacrosanto profitto. Proprio come quello del fornaio: un profitto che io non ho nessuna voglia né intenzione di nascondere, perché non c’è niente di male. Anzi. In un sistema di "democrazia+mercato+capitale", la democrazia e la cosa pubblica sono lì, apposta, per ridistribuire la ricchezza prodotta dagli imprenditori. Per questa ragione il problema dell’etica negata non esiste, perché - a un certo punto - qualcuno ha inventato la democrazia e mica l’ha inventata perché ci fosse caos: l'ha inventata perché ci fosse sempre qualcuno nella cabina di pilotaggio del Paese, anche se oggi - se usciamo e chiediamo a un ragazzo che cos’è la democrazia — lui risponde "ciò che mi consente di fare e dire quello che voglio", che poi è esattamente il contrario di ciò per cui la democrazia è stata inventata. Anche per questo motivo, oggi, soprattutto ai giovani, manca la speranza... Se tu oggi vai da un ragazzo e gli chiedi "che cos’è il lavoro: un diritto o un dovere?”, lui ti risponde "un diritto perché io sono italiano e, come dice la Costituzione, ho diritto a lavorare". Sbagliatissimo: lui ha il dovere di lavorare! Oggi c'è bisogno che qualcuno dica a questi ragazzi, che sentono sempre che gli manca qualcosa (e che sono anche gli anelli deboli della nostra catena sociale, perché non hanno l'esperienza), che hanno gia tantissime cose. Sarebbe il caso che questi ragazzi cominciassero a chiedersi che cosa possono fare loro per la società, mentre c'è sempre qualcuno pronto a dire loro che la società gli fa mancare qualcosa. Ecco, forse con questo sistema si potrebbe innescare un meccanismo virtuoso, come quello del fornaio, e potrebbe ricominciare a esserci - se non un’aspettativa - almeno una speranza di benessere. Sarebbe ora che i comportamenti rientrassero a cinghia di trasmissione di quel motore (democrazia+mercato+capltale) che, obiettivamente, ha dato grandissimi risultati in termini socio-culturali. Adesso c’è forse un po' più di liberismo, associato a una comunicazione fuori controllo, ma credo che — in tutta la storia dell’uomo — non abbiamo mai sperimentato una situazione di benessere diffuso, di diritti e di libertà come quella che abbiamo a disposizione oggi. E non è cosa di poco conto. Grazie.

DIDI LEONI: Grazie a Marco Boglione. Allora essere etici conviene: lei ci permette di usare gratuitamente questo slogan per una campagna, magari da indirizzare ai giovani?
Quasi quasi vi pago... All'interno dell'azienda (BasicNet, ndr) abbiamo una piccolissima casa editrice che ha pubblicato un libro proprio su questo tema. Si intitola "Contro l’azienda etica. Per il bene comune": un piccolo trattato sul fatto che bisogna essere etici non perché siamo buoni, ma perché siamo smart (furbi, svegli, intelligenti, ndr). E una lettura che vi consiglio vivamente, a Torino potete trovare il libro alla Luxemburg: costa solo 8 euro, e oltretutto ve lo rimborsiamo con uno sconto di pari importo nei nostri negozi...



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