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Marco Boglione, l'intervista
Book Moda Uomo  01/10/2015 pagina 78 
Autore: Cinzia Malvini


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Conversazione (semi) seria con il presidente di BasicNet. L'imprenditore con la passione dello sportswear e della tecnologia, con la testa un po' per aria (fosse solo per il fatto che con la sua famiglia abita sui tetti), ma con i piedi saldamente a terra. Come racconta la storia di quei marchi che vent'anni fa stavano per fallire e che ora, invece, dopo la "cura Boglione", viaggiano velocissimi nel mondo.

Raggiungo Marco Boglione al telefono in una torrida giornata di fine luglio. Io sono a Roma, dove il clima politico segue quello meteorologico, arroventato. Lui è a Torino, nella sede del suo gruppo. Stesso ingresso e stesso stabile, intelligentemente risistemato, ma non alterato, dell'ex Maglificio Calzificio Torinese creato dall'amico, prematuramente scomparso, Maurizio Vitale. Un pezzo di storia imprenditoriale importante per Torino e per l'Italia che si sarebbe sciolta come neve, quella delle Alpi che incorniciano la città, al primo sole se vent'anni fa non fosse intervenuto lui a riacciuffare marchi come Kappa e Robe di Kappa, in poco divina compagnia di Jesus Jeans, destinati a un fallimento apparentemente inevitabile. La quelli, oggi, sono solo brutti ricordi. Kappa e Robe di Kappa viaggiano con il vento in poppa. E insieme a Superga, K-Way e a quel denim miracolato di Jesus Jeans rappresentano i fiori all'occhiello di BasicNet, una s.p.a. quotata alla borsa italiana dal 1999, oggi una realtà da 450 milioni di vendite in 120 Paesi, con 500 dipendenti diretti e un indotto mondiale che poggia su 15mila persone. Non c'è che dire, una bella soddisfazione per Boglione che nel 2009 ha pubblicato la sua autobiografia Piano piano che ho fretta. Imprenditore è bello!: un titolo che sembra un romanzo e che invece è la sua vita, sempre in movimento, a cominciare dalla testa. Per questo prima di dare inizio alla nostra conversazione, desidero cordialmente ringraziare la sua pr che è riuscita a bloccarlo per una mezz'ora dall'altra parte del filo... appreciated!

Cominciamo dalla fine. Sta andando in vacanza, spero. Che cosa serve perché sia davvero quella giusta?
Non molto in realtà. Basta un posto che ti piace e una buona compagnia. A me serve anche una wi-fi: è fondamentale. Mi piace essere sempre connesso. Non leggo molti libri, però leggo molto in rete. In valigia poi non serve più di tanto: due paia di pantaloncini, un costume, due T-shirt. Sono un abitudinario. Per me estate è mare e barca; l'inverno è montagna e sci.

Però ci sarà un capo feticcio tra i suoi marchi che Lei non dimentica...
(Risponde sintetico, ndr) La polo (che Boglione ha il vezzo di indossare con il colletto tirato su, ndr).

La indossava anche negli anni '70, quando voleva fare la rivoluzione culturale? O preferiva la T-shirt?
Io negli anni '70 studiavo in collegio (l'Istituto Filippin di Paderno del Grappa, dove Boglione, nato a Torino nel 1956, si è diplomato nel 1974, ndr) ed ero uno dei pochi che non voleva fare la rivoluzione. Volevo fare l'imprenditore. La rivoluzione che poi mi è stata più a cuore è quella informatica, la Digital Revolution, cui ho creduto fin da ragazzo. Ecco, quella rivoluzione volevo farla davvero, per la libertà e per l'informazione. Che è libertà!

E, infatti, nella BasicGallery, l'archivio storico aziendale, è conservata una delle più importanti collezioni di vintage computer, 500 pezzi di archeologia informatica, fra cui l'Apple-1, acquistato nel 2010 per 157mila euro. Una passione o una professione di fede?
Tutt'e due. I pezzi che ho raccolto vanno dal 1975 al 1985: per me sono questi gli anni miliari della rivoluzione informatica. Nel 1975 uscì l'Altair, il pc da cui ha poi avuto origine la Microsoft. Il valore di una collezione, però, non si giudica dal numero dei pezzi, ma dalla qualità, così nel 2010 mi sono aggiudicato a un'asta di Christie's il Santo Graal della rivoluzione informatica: l'Apple-1, creato da Steve Jobs e Steve Wozniak nel celebre garage di Palo Alto, Silicon Valley. È la scheda madre per pc che ha dato vita alla Apple. Qualcuno mi ha definito un "vecchio nerd". In effetti, negli anni ho posseduto molti computer. Una volta che "invecchiavano" non me ne sono disfatto, li ho sempre tenuti. Poi è arrivato eBay e ho acquistato molti pezzi che mi mancavano e che magari avevo desiderato da giovane.

Steve Jobs ritorna spesso nelle sue parole. Un innovatore per molti aspetti simile eppure totalmente diverso da un'altra figura eccezionale che ci ha lasciato da poco, Elio Fiorucci.
Jobs è stato importante. Mi ha sempre confortato sapere che lui ce l'aveva fatta. Elio, invece, era un mio caro amico. L'ho conosciuto con Maurizio Vitale quando avevo solo 19 anni. È stato un inventore straordinario, un antesignano della Street Art.

Due diversi modi di fare impresa... quali sono le doti oggi imprescindibili per riuscire? Tenacia, intelligenza, coraggio?
Tutte sono importanti, ma quello che serve davvero è l'immaginazione. Gli imprenditori sono dei creativi. Il coraggio? Certo, ma nel mio caso ha sempre convissuto con una buona dose di incoscienza. Poi, non bisogna avere paura della paura, altrimenti limiti le tue opportunità.

Lei una volta ha detto che da ragazzo sapeva solo di voler fare l'imprenditore, ma di non sapere, in realtà, come farlo. Quando è stato nominato Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, il 2 giugno 2011, avrà pensato 'Allora devo aver capito'?
Il Capo dello Stato ha ringraziato me e i miei colleghi per quanto facciamo per l'Italia. Credo che il Paese dovrebbe tifare di più per gli imprenditori, invece, c'è una cultura che non va in questo senso e che è dura a morire. Fare l'imprenditore diventa difficile: a volte è quasi come pretendere che una squadra vinca quando tutto lo stadio tifa contro.

Però alla fine per Lei questo mestiere è una passionaccia e non si può certo dire che non Le riesca bene...

La passione per questo lavoro non è solo mia, ma di tutti coloro che lavorano con me. E, soprattutto, non ha età. Giovani o meno giovani, alla fine quelli che in BasicNet fanno più carriera e ottengono di più sono quelli che chiedono di meno. Solo in Italia, BasicNet conta tra le 500 e le 600 risorse umane. Io li chiamo "colleghi", l'età media è di 35 anni, negli anni scorsi è scesa e continua a scendere. Ci piace investire sui giovani... Nel mondo poi sono migliaia le persone che lavorano per e con noi: oltre 500 colleghi imprenditori internazionali che, con le loro aziende, producono o distribuiscono su licenza le collezioni dei nostri marchi. Siamo un network di circa 15mila persone.

Due parole, Jobs Act e Matteo Renzi. Che cosa mi risponde?
Il Jobs Act più che aiutare noi, ha aiutato tanti ragazzi. Per noi non è cambiato molto: li assumevamo già. Matteo Renzi, invece, l'ho definito più volte "la Divina Provvidenza'. Lo conosco da quando era sindaco di Firenze, anche se da quando è diventato Presidente del Consiglio non lo sentò più.

Un premier sempre di corsa, che va veloce come un treno, un po' le assomiglia per questo. Ma lei non pensava alla politica, solo all'impresa...
Non solo alla mia. Non ritengo che esista un mestiere più etico di quello dell'imprenditore. Detto ciò, da circa 15 anni dedico il 10% del mio tempo ad attività pro bono. Nel 2000 ho fondato e presieduto per sei anni la Film Commission Torino Piemonte, per incentivare produzioni Cinematografiche e televisive a girare sul territorio. Dal 2003 al 2006 ho presieduto l'ITP (Agenzia per gli Investimenti a Torino e in Piemonte). Dal 2011 sono presidente della Fondazione del Piemonte per l'oncologia. Il resto del tempo lo dedico a BasicNet che, benché quotata, resta un'azienda che sta sul prodotto. Ci interessa l'economia reale, non certe astrazioni della finanza.

L'Unione Europea e monetaria La convince?
Sono per l'Europa. L'Europa ha i suoi difetti, ma alla fine sono meno rispetto ai pregi.

Torniamo per un attimo ai suoi marchi, Kappa, Robe di Kappa, Superga, Jesus Jeans, K-Way. Di quest'ultimo si festeggia quest'anno il grande anniversario, i primi 50 anni. 700mila pezzi venduti in un anno. Si è chiesto come sia accaduto, perché tutto questo successo?
Intanto Le dico che i pezzi venduti sono, probabilmente, anche di più. Mi chiede perché questo antipioggia antivento sia così simpatico? Forse perché ce l'hanno nonni e nipoti, è trasversale, plurigenerazionale. Il segreto del suo successo sta anche nei connotati precisi che noi gli abbiamo dato: classico, contemporaneo, tecnologico, funzionale, colorato e clever (qualità al giusto prezzo, ndr). Poi, lo abbiamo accudito con cura. Infine, come sempre accade nella moda, è intervenuta una variabile che non si può pianificare: abbiamo avuto fortuna.

Come, a suo tempo, con la campagna di Jesus Jeans?
Una combinazione magica e fortunata, la campagna di Toscani "Chi mi ama mi segua". Oliviero ha sempre parlato di comunicazione, quella non era l'invenzione del pubblicitario. C'erano grandi novità socio-culturali e Toscani, da genio quale è, le ha sintetizzate in uno scatto.

E qui torniamo da dove siamo partiti. Ovvero sul fatto che poi in questo mestiere serve restare con i piedi bene a terra senza mai dimenticare la fantasia. Lei la testa in aria ce l'ha messa anche con un'originalissima (e bellissima nella sua unicità, ndr) casa costruita tra i tetti di Torino, dove coltiva anche un orto!
Sul tetto del BasicVillage, che oggi è il nostro quartier generale e anche il posto in cui vivo, c'è un orto urbano e ci sono le galline. L'idea è nata da me e da mia moglie Stella. Chi segue tutto è lei. Certo, piace anche ai miei figli, tutti e quattro, i due piccoli e i due figli grandi che lavorano con me in azienda da alcuni anni. Sono stato a suo tempo un padre giovane e adesso sono un padre meno giovane. Che cosa cambia? Niente. Continuo a pescare granchi al porto. Avere dei figli è sempre bellissimo.

E infatti non vorrei togliere loro troppo tempo. State per andare qualche giorno in vacanza, bisogna prepararsi. Che cosa spera di trovare al rientro (oggi, ndr)?
Che cosa mi aspetto a settembre? Nulla di speciale. Però mi piacerebbe molto vedere, sia in azienda sia in Italia, quella che Brunello Cucinelli chiama "una crescita garbata". Io non credo nella crescita a scatti, ma in un processo lento e virtuoso. L'Italia è una nave che ha un grandissimo tonnellaggio. Non la fai sterzare come fai con un motoscafo.

Marco Boglione, poi, il motoscafo non solo non ce l'ha, ma neanche lo guida. E forse lo immaginiamo più andare per mare con un gozzo, magari un po' più lento, ma solido, elegante e inaffondabile.

Perché alla fine, la storia torna sempre lì, a quel Piano piano che ho fretta, che porta ovunque, lontano e bene, in tutto il mondo.

___________________________________

Marco Boglione, the interview

A (semi) serious conversation with the president of BasicNet. The entrepreneur with a passion for  sportswear and technology; his head a little up in the air (if only recluse his family home roof high) but his feet are firmly planted on the ground. As testified by the story of brands which were about to go bankrupt twenty years ago and which now, on the contrary, following Boglione’s “magic touch”, are now thriving throughout the world.

I interviewed Marco Boglione by telephone on a boiling hot day at the end of July: I was in Rome where the political climate mas equally red-hot. He was in Turin at the group’s headquarters. The same entrance and same factory, intelligently refurbished but not altered, of the old Maglificio Calzificio Torinese established by his friend Maurizio Vitale, who sadly passed away prematurely. A piece of important industrial history for Turin and for Italy, which would have melted like the snow, that from the Alps that surround the city at the first ray of sun if, twenty, years ago, he had not intervened and gather up brands like Kappa and Robe di Kappa together with the not so much divine company of Jesus Jeans, apparently destined to inevitable bankrupt. But today these are all only bad memories. Kappa and Robe di Kappa are forging ahead. And together with Superga, K-Way and the miracle denim of Jesus Jeans, are the feathers in the BasicNet cap. This company, which has been quoted on the Italian stock exchange since 1999, today has a revenue of €450 million in 120 countries, 500 direct employees and a further 15,000 through supporting linked industries worldwilde. This can only be a great satisfaction for Boglione, who published his autobiography in 2009, Piano piano che ho fretta. Imprenditore è bello! (Slowly, slowly I am in a Hurry. It's Great to be an Entrepreneur) a title that sounds like a novel and that in fact is his life, always on the move starting with his head. For this reason before starting our conversation I would like to thank his pr who managed to catch him for half an hour on the other end of the line... very much appreciated!

Let's start at the end. I hope you are about to go on holiday. What will make it a good one?
Not much really: A place you like and good company. I need wi-fi too: it’s a must. I like to stay connected. I don’t read many books but I read a lot on line. I don 't need much in my suitcase: two pairs of shorts, swimming trunks, two T-shirts. I am a creature of habit. Summer is boating and the sea; winter is skiing and the mountains.

But is there a special item from one of your brands thatyou will take withyou...
(A short answer, ed) A polo shirt (which Boglione has the habit of wearing with the collar turned up, ed).

Did you wear one in the 70s taking part in the cultural revolution? Or did you prefer a T-shirt?
I was in college in the 70s (the Filippin Institute in Paderno del Grappa, where Boglione, born in Turin in 1956, graduated from in 1974, ed) and I was one of the few who did not want to rebel. I wanted to be an entrepreneur. The revolution that mas closest to my heart was the internet, the Digital Revolution, which I believed in from when I was a boy. That was the revolution I wanted lo take part in, for freedom of information. That is real freedom!

And in fact one of the most important collections of vintage computers is preserved in the company archives, in the BasicGallery. 500 examples of vintage computers, including the Apple-1, bought in 2010 for 157,000 euros. A passion or a profession of faith?
Both. The ones I have collected date from between 1975 to 1985: these are the milestone years in the information revolution. The Altair, the pc which gave birth to Microsoft came out in 1975. But the value of a collection is not based on the number of items but on its quality, that is why I won the bidding at Christie’s in 2010 for the Holy Grail of the information revolution: the Apple-1, designed by Steve Jobs and Steve Wozniak in that famous garage in Palo Alto, Silicon Valley. It is the motherboard for the computers that led to the Apple brand. I have been called an "old computer nerd". In fact I have owned many computers over the years. I have always kept all of them even when they were considered "old". Then once eBay arrived I bought many of those I didn't have examples of and those I had wanted when I was young.

You often mention Steve Jobs, an innovator who in many respects is similar and yet totally different from another exceptional personality who has recently sadly passed away Elio Fiorucci.
Jobs was important. I have always been comforted by the fact that he made it. On the other hand Elio was a very dear friend of mine. I met him with Maurizio Vitale when I was only 19. He was an extraordinary inventor, a precursor of Street Art.

Two different ways of doing business... what is absolutely necessary today in order to succeed? Tenacity intelligence and courage?
Those are all important but what you really need is imagination Entrepreneurs are creative people Courage? Certainly but in my case it has always gone hand in hand with a good dose of daring And then you can’t be afraid to be afraid, otherwise you limit your opportunities.

You once said that as a boy you only knew you wanted to be an entrepreneur, but in fact didn't know how to become one. When you were awarded a Cavaliere del Lavoro by the President of the Italian Republic, Giorgio Napolitano, on 2nd June 2011, you must have thought 'Well I must have done it right'?
The president thanked me and my colleagues for what we are doing for Italy. I think the country should give more support to its entrepreneurs. The culture is to the contrary and it’s hard to change. Being an entrepreneur gets more diff cult: sometimes  it’s as if a team wins when the whole stadium is cheering for the other side.

But in the end this job is a real passion for you and you certainly can’t say you are not good at it...
The passion for this job is not only mine, but all those who work with me. And above all it has no age limit. Young and the not so young, in the end those at BasicNet who make a career and achieve more are those that ask less. In Italy alone BasicNet has 500 to 600 employees. I call them my “colleagues", the average age is 35 and it has gone down in recent years and continues to go down. We like investing in the young... There are thousands of people who work for and with us throughout the world: more than 500 international colleague entrepreneurs with their companies manufacture or distribute under license our brand's collections. We are a network of about 15,000 people.

Two words, Jobs Act and Matteo Renzi. What do you say?
The Jobs Act has helped many young people rather than us. Nothing much has changed for us: we were employing them on already. On the other hand I have called Matteo Renzi “Divine Providence” several times. I have known him since he was the mayor of Florence, even though I haven't heard from him since he became prime minister.

A prime minister who is always rushing a about, in this you are a little like him. But you never thought of politics, only of business...
Not only of my business. I don't believe there is a more ethical job than that of entrepreneur. Over the last 15 years I have dedicated 10% of my time to public works. In 2000 I founded and presided over the Turin Piedmont Film Commission for six years, to encourage making film and television in the area. From 2003 to 2006 I headed the ITP (Agency for Investment in Turin and Piedmont). From 2011 I am the president of the Piedmont Foundation for Oncology. The rest of the time is dedicated to BasicNet that, although quoted on the stock exchange, remains dependant on manufacture. We are interested in the real economy, certainly not abstract finance figures.

Do you believe in the European Union and monetary union?
I am pro Europe. It has its defects but in the end they are fewer than the advantages.



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