LA CURIOSITA’ / La partitissima tra le due capoliste divide anche il mondo dell’alta finanza
L’imprenditoria e i top manager si scoprono interisti. I bianconeri, fuori dal pianeta Fiat, resistono battaglieri
Alle ragioni del tifo non si comanda. Niente, neppure l’interesse di nuda e cruda bottega regge la prova. E allora succede che la passione calcistica sparigli persino le fila degli sponsor. A e.Biscom, per esempio, dovrebbero tifare Juve, la squadra che porta il nome della controllata Fastweb sulla maglia. Ma se il direttore generale Emanuele Angelidis conferma la regola, a «tradire» la causa ci pensa Sergio Scalpelli, direttore delle relazioni esterne e presidente di ApBiscom. «Vivo la vigilia di Juve-Inter – dice Scalpelli – in uno stato prepsicanalitico: da una parte la Juve è il miglior mezzo pubblicitario che la mia società poteva augurarsi, un’icona nazionale che va oltre ogni campanilismo; dall’altra la mia fede interista è assoluta e la squadra bianconera è per me l’antagonista storico. Figuratevi all’indomani del 5 maggio: Angelidis che esultava, l’a.d. Silvio Scaglia ”agnostico” che si sfregava le mani per il ritorno d’immagine e io che li mandavo a quel paese». La musica non cambia alla Lotto, sponsor tecnico dei bianconeri: qui «l’interista sfegatato» è addirittura il presidente Andrea Tomat. In campo nerazzurro, a dire il vero, il fronte è più compatto: alla Nike che dalla prossima stagione sponsorizzerà anche la Juve, non si sbilanciano e il general manager inglese Matthew Cook, bolognese d’adozione, dichiara un diplomatico interesse per i rossoblu di Guidolin. Allineati e coperti alla Pirelli di Marco Tronchetti Provera che del club nerazzurro è anche vicepresidente. Interista inossidabile il suo braccio destro Carlo Buora, milanista il suo vice in Telecom Gilberto Benetton, l’unico a dichiararsi juventino nel vasto impero che fa capo a Tronchetti e Marco De Benedetti, amministratore delegato di Tim, torinese di nascita, ma con due figli piccoli milanesi e «milanistissimi». Accerchiato da interisti De Benedetti; accerchiato da interisti e juventini, il suo concorrente Tommaso Pompei, amministratore delegato di Wind. «Un anno dal punto di vista calcistico da dimenticare – dicono i suoi collaboratori – visto che lui è romanista e tra Juve e Inter non saprebbe proprio chi scegliere». Al contrario di quanto si possa pensare, in un Paese dominato da masse bianconere, mentre non è difficile trovare iscritti d’ufficio alla lobby nerazzurra tra manager, capitani d’industria e gente che conta, si fatica a smascherare gli juventini, al di fuori dell’entourage Fiat e del riservato, ma influente mondo imprenditoriale sabaudo. Basta scorrere l’elenco dei consiglieri di amministrazione dell’Inter passati e presenti. per trovarsi davanti a una sorta di esclusivo salotto della finanza italiana: Tancredi Bianchi, presidente di Centrobanca; Gian Germano Giuliani, produttore del noto amaro; Paolo Lange, vicepresidente di Banca Leonardo; Luigi Amato Molinari, banchiere con diversi incarichi di prestigio nei cda di assicurazioni e istituti di credito. Consigliere col posto fisso in tribuna d’onore e sciarpa nerazzurra al collo è anche l’ex presidente della Consob Guido Rossi. Al suo fianco si siede spesso a San Siro un altro ex consigliere, Diego Della Valle, interista da generazioni. Passione tramandata da papà Dorino e trasmessa al figlio Lele. Oggi il «signor Tod’s» è proprietario della Florentia e soffre per i viola impegnati a cercare la promozione in C1, ma sotto sotto il cuore batte sempre forte per la squadra di Hector Cuper. La carica degli interisti è davvero imponente: a cominciare da Leonardo Del Vecchio, proprietario di Luxottica, uno degli uomini più ricchi del mondo secondo Forbes. Ha sempre un posto prenotato a San Siro e segue le sfide con i figli. Spesso la passione calcistica è proprio un fatto di famiglia. Lo conferma Sergio Tacchini che con la sua azienda di abbigliamento sportivo non ha mai prodotto articoli per il calcio: «Mio padre era interista, mio figlio Alessandro, che è anche amministratore delegato dell’azienda, lo è. Siamo abbonati da sempre, ma Massimo Moratti ogni anno ci regala anche altri due posti in tribuna. Il mio simbolo interista è Giacinto Facchetti, l’unico vero amico che ho nel calcio, uomo di grande equilibrio. La sfida con la Juve la seguirò in televisione. L’unico consiglio che mi sento di dare a Vieri e compagni è quello di giocare sereni. Barcellona docet». Mario Rasini, presidente di Tele+, ha nel suo «pacchetto» di squadre sia l’Inter che la Juve, ma la passione nerazzurra ancora una volta è più forte di ogni calcolo imprenditoriale. «Da sempre. In casa c’è solo una dissidente, milanista, che è mia figlia. Il mio è un tifo sfegatato perché sono interista fino al midollo. Ma da professionista non posso non seguire con interesse la Juventus che garantisce tantissimi abbonati». Anche Giorgio Armani oggi tiferà Inter, lui che resta comunque tifoso del Piacenza, la squadra della sua città . «Siamo presi dalle sfilate della settimana della moda, ma certamente non ci perderemo questa partita» assicura la nipote Roberta, sposata con un Moratti, Angelo, nipote di Massimo. Tra gli interisti doc da segnalare ancora l’amministratore delegato di Unicredito Alessandro Profumo, quello di Netscalibur Francesco Caio, Gerardo Bragiotti di Lazard e Fabrizio Rindi, presidente della compagnia assicurativa Winterthur (sponsor del club milanese), uno che non si perde neanche una trasferta. Juventino dichiarato è Marco Boglione di Robe di Kappa. «Rispetto e simpatia per la Juve», invece, dichiara Marco Vitale, vicepresidente della Banca Popolare di Milano. Dura, immaginiamo, la vita per l’economista Vitale. Alla Bpm i dipendenti hanno fondato persino un Inter club e come presidente ad honorem hanno scelto Ernesto Paolillo, il direttore generale della banca: uno che, sotto la grisaglia del manager, dicono abbia la pelle nerazzurra.
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